L’intervista2019-02-15T09:17:06+00:00

Puoi spiegarci in poche parole cos’è Livesonar?

Livesonar è un’applicazione che permette di votare gli eventi in diretta. Che siano trasmissioni televisive, radiofoniche o eventi sportivi… qualsiasi programma live da oggi potrà raccogliere la nostra reazione immediata.

Ma Livesonar non è solo questo, i media collegati alla piattaforma riceveranno, sempre live, quelle reazioni; visualizzeranno il grafico dei voti e potranno anche interagire in diretta con la propria audience attraverso domande o classifiche. Livesonar apre un nuovo rapporto tra utenti e trasmissioni, abbattendo la barriera che separa i due soggetti. Tutto in diretta.

In quale area vi inserite? Pensate ci sia spazio, in un mercato così affollato, per il vostro progetto?

Ci inseriamo nell’area delle reazioni umane: odio, amore, indifferenza… sono i mattoni su cui poggiano le basi della nostra società. E tutte queste manifestazioni sono autentiche e difficilmente contenibili. Tutto succede qui e ora. Pensate a cosa ha fatto un semplice “like” nell’evoluzione digitale.

Come nasce l’idea di Livesonar?

Una sera stavo guardando un talkshow politico e mi ricordo ancora adesso quanto mi scosse ascoltare dichiarazioni palesemente false e senza alcun contatto con la realtà. Avrei voluto intervenire, abbattere lo schermo e commentare in diretta. Fatto sta che, irritato, presi il telecomando e cambiai canale, passando a un bel festival di musica rock.

L’unione tra sfogare una reazione, premere un tasto sul telecomando e passare a una nuova emozione, in questo caso positiva, fece scattare la scintilla.

Quale telecomando universale abbiamo tutti sotto mano? Il nostro smartphone. Perché quindi non usarlo per valutare, commentare e interagire con le trasmissioni?
Livesonar nacque così.

Nacque quindi come applicazione utente, è corretto?

Assolutamente sì. Livesonar vuole essere un sistema di avvicinamento e di rottura di quel muro che separa oggi telespettatori e trasmissioni.

Ovviamente, ponendo le basi del progetto, la seconda area venne naturale: e se i media potessero a loro volta avvicinarsi al pubblico, raccogliere le loro impressioni, comprendere, contattarli…? e così nacque la dashboard di Livesonar, un’area dedicata ai produttori di contenuti: televisivi, radiofonici ed eventi sportivi.

Puoi spiegare in poche righe qual è il vostro obiettivo?

L’obiettivo è molto ambizioso: vogliamo diventare il referente digitale di tutta l’area Live. Una specie di TripAdvisor dedicato alle dirette.

Stiamo parlando di numeri giganteschi in termini di utenti e clienti potenziali. Solo in Italia gli spettatori di trasmissioni ed eventi live sono decine di milioni e i produttori di contenuti che potrebbero unirsi alla piattaforma, decine di migliaia. Se poi moltiplichiamo il tutto estendendo il servizio al mondo, beh, sono poche le startup disponibili con un bacino così vasto.

So che può suonare un po’ eccessivo, ma personalmente ritengo Livesonar uno dei progetti a più ampio respiro disponibile oggi al mondo, potenzialmente simile, o addirittura maggiore, alle più grandi piattaforme esistenti. In termini di mercato potenziale lo è senz’altro.

Chi sono i vostri utenti tipo?

Mi occupo di marketing da molti anni e la risposta: “chiunque”, normalmente non ha alcun senso, ma in questo caso ci avviciniamo veramente a quel dato. Diciamo chiunque ha a disposizione uno smartphone e non viene dal pianeta Vulcano. Chi non ha mai assistito a un talk show, un reality, un festival di musica… chi non ha mai ascoltato un programma alla radio o seguito una manifestazione sportiva? E chi non ha mai provato un’emozione legata a questi eventi?

…e i vostri clienti?

Anche in questo caso la base è molto allargata, si va dalla singola trasmissione, alla programmazione di un intero canale, ad un network. Anche giornalisti o blogger potrebbero essere interessati ad avere maggiori dati per coprire un evento, pensiamo per esempio al Festival di Sanremo: conoscere le reazioni reali del pubblico a ogni singolo istante (canzoni, interventi…) potrebbe rivelarsi impagabile.

I dati prodotti dalla piattaforma sono estremamente interessanti per chiunque abbia a cuore la qualità delle proprie trasmissioni/articoli e il proprio pubblico, sia da un punto di vista quantitativo, sia da quello qualitativo.

Soprattutto la televisione tradizionale, inoltre, sta faticando molto a sopravvivere all’ingresso delle piattaforme di streaming. Gli ascoltatori si spostano e, ovviamente, gli investimenti pubblicitari seguono l’andamento. Livesonar è un’ottima opportunita di riconquistare audience coinvolgendola, miscelando strumenti digitali all’offerta e creando forte partecipazione ed engagement.

Immagino ci sia tanto lavoro dietro, quanto tempo ci avete messo a sviluppare l’idea? A che punto siete con lo sviluppo di Livesonar?

Livesonar si affaccia ora sul mercato, ma c’è dietro quasi un anno di intenso sviluppo. C’è ancora ovviamente molto lavoro da fare, ma le basi sono state gettate e siamo molto soddisfatti di questa primissima versione. Abbiamo poi ancora molte aree da affinare e altrettante sorprese in serbo.

Ok, passiamo ora a qualche domanda un po’ più cattiva: alcune trasmissioni e/o network danno già la possibilità di interagire, in cosa è diverso Livesonar?

In realtà ti ringrazio per questa domanda perché è un punto fondamentale del progetto. Livesonar nasce per essere orizzontale e dedicata ad un’intera area, non solo a un canale o a una trasmissione. Questo comporta innumerevoli vantaggi. Immaginate di dover scaricare una singola applicazione per ogni programma, canale, network o emittente radiofonica… il nostro smartphone esploderebbe. Questi dati inoltre non potrebbero essere raccolti da un utente o da un media e si disperderebbero in ogni direzione. Sarebbe inoltre praticamente impossibile effettuare azioni tra trasmissioni diverse con molti svantaggi per gli utenti e per i media stessi.

E come vi ponete invece rispetto ai social esistenti che vengono utilizzati per commentare un evento/trasmissione in diretta?

Anche in questo caso la dispersione è un fattore chiave. Se guardo qualcosa posso decidere di commentare con un post su Facebook, su Twitter o su decine di altre social esistenti. Diverse emittenti radiofoniche utilizzano piattaforme di chat per interagire con il pubblico: WhatsApp e Telegram, prima di tutto. E poi segreterie e numeri telefonici, sms, email e addirittura lettere cartacee. Non sarebbe meglio avere una piattaforma dove tutte queste attività confluiscono e possono essere organizzate? Ecco, Livesonar è qui per questo.

Ultima domanda un po’ scomoda: tutta questa massa di BigData come impatta sul versante Privacy degli utenti?

Livesonar si è posta molto seriamente questo problema perché nasce da persone che ritengono fondamentale il rispetto di quest’area. Normalmente le persone si dividono in due grandi categorie: chi vuole assolutamente protetto il proprio nome da qualsiasi azione pubblica e chi non ritiene la questione importante.

Per questo motivo abbiamo lasciato libero l’utente di scegliere. Di default l’utente non è identificabile dai media perché viene offuscato da un codice alfanumerico. Sarà quindi xyz5466 a commentare, non Mario Rossi.

Se poi si vogliono utilizzare i propri dati reali, si ha la possibilità di farlo all’interno delle impostazioni. Ovviamente anche la condivisione sui social dei propri voti è una scelta assolutamente personale.

L’applicazione è inoltre totalmente gratuita e, caso rarissimo nel mercato, non contiene alcun banner pubblicitario o upgrade a pagamento, che spesso vengono utilizzati per profilare l’utente.

Possiamo avere qualche anticipazione sugli sviluppi futuri?

Di alcune aree non posso ancora parlare, però vogliamo dare sempre più strumenti, a utenti e media. Ora stiamo sviluppando un’area social interna: tramite l’app ci si potrà collegare con i propri amici e condividere con loro le trasmissioni seguite e gli ultimi voti espressi.

Servono maggiori informazioni?

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